i diari della signora scarparo

GLI OCCHIALI DI UNA DONNA SUL DIDIETRO DEL COMUNISMO

venerdì 16 ottobre 2009

LA SIGNORA SCARPARO ALLE PRESE CON IL RAZZISMO ISTITUZIONALE. IL CASO DI ANTONELLA


Se andate su Linea notte di ieri potrete vedere come vive Antonella. Se andate su questa trasmissione qui su PDCITV, potrete sentire come vive Antonella. Se andate su questo gruppo qui, su Facebook potrete iscrivervi. Sicuramente non potete continuate a vivere come prima.

venerdì 9 ottobre 2009

"CHI MI ACCONTENTA GODE" O A CHE PUNTO E' LA LETTERATURA SULLE ESCORT DI STRADA A ROMA

Ieri con maura siamo andate da paris, capo della segreteria di antoniozzi, suo rappresentante, che sta a all'assessore come il presidente del consiglio a uno stato, lo rappresenta. 3 cose importanti. una. la scritta sul muro della sua stanza era questa CHI MI ACCONTENTA GODE. la seconda. io ho detto che "vi siete fatti tanta pubblicità con le prostitute e poi ci sono ancora. solo si sono spostate in centro" e lui fa, "dove?". e io, "vicino a.." lo guardo e, "non sono mica una spia...". "lui. "CHE HA PAURA CHE CI VADA?".
Ora, se tu non sei uno che ci va, come cacchiarola ti viene in mente una cosa del genere?
Poi cosa importante, ogni municipio a roma, può richiedere per 3 famiglie il residence per emergenza abitativa, ma bisogna essere iscritti in graduatoria con sfratto esecutivo. lì ci siamo un po' parlati in modo idrofobo perché io penso che si debba allargare l'interpretazione della legge.
per favore, firma qui. se sei una persona un po' importante è meglio. grazie

http://www.facebook.com/group.php?gid=147337792231&ref=mf

domenica 4 ottobre 2009

LA SIGNORA SCARPARO ALLE PRESE CON IL "SI PREGA PERTANTO DI PROVVEDERE" ALEMANNIANO. UNA VERA E PROPRIA FORMA DI RAZZISMO ISITUZIONALE

Parlavo qualche giorno fa con un assistente sociale a proposito del problema della casa. In Italia pare, il 75% delle famiglie ha almeno una casa in proprietà. Questo cosa significa da un punto di vista politico? Tante cose. Una. Che un partito come il PD che si dice e si professa di sinistra non ha nessun interesse a dedicare la sua attenzione a questo. Non ha interesse a che ci siano degli affitti equi, tanto è vero che fu proprio l'attuale PD a favorire l'eliminazione dell'equo canone. Non ha interesse perché in termini di percentuale di voti copre una fascia troppo bassa di persone. "Che me ne frega di essere popolare con il 25% delle persone che può avere il problema di un tetto? Meglio accalappiare l'altro 75%". Il che se può andare bene per il PDL che dice si professa di destra a mio parere non va bene per una partito che chiede una società giusta e egualitaria.
Cosa significa però questo però per chi una casa non ce l'ha? E' evidente che di questi tempi, con i tassi così bassi, come dicono gli esperti, a chi ha qualche soldo convenga comprare una casa. Quindi, chi non la compra, è chi non ha neanche una disponibilità minima di denaro. Che fa, allora, chi vive del proprio scarso stipendio? "Sono una minima parte!", continuerà a rispondere come una nenia, qualche esponente moderato. Vi spiego però in due parole, cosa succede a chi vive del proprio misero stipendio. Riprendo la conversazione che ho fatto con l'assistente sociale perché è lui la mia fonte di informazione. Spesso chi subisce uno sfratto e non ha dove andare finisce nel "barbonaggio". Una città come Roma, infatti, non offre soluzioni alternative a chi non ha soldi per "comprarsi una casa". Gli affitti sono altissimi. Spesso chi subisce uno sfratto è costretto a fare i conti con una vera e propria sensazione di fallimento. Spesso chi subisce uno sfratto cade in depressione. Spesso chi subisce uno sfratto non ha la possibilità di esercitare del tutto una forma di controllo sulla propria esistenza. L'assistente sociale mi ha fatto vedere il modulo prestampato che lui riceve quasi tutte le volte che manda all'ufficio competente una richiesta di aiuto. C'è scritto, che "si fa preghiera pertanto di provvedere attraverso codesta U.O.S.E.C.S alla risoluzione autonoma, seppur momentanea delle problematiche abitative di tale nucleo familiare".
La "risoluzione autonoma seppur momentanea", significa il dormitorio pubblico. Non esagero. Significa "arrangiati!". Significa "Fai da te. Se hai qualcuno che ti ospita bene, se no, ci sono i dormitori pubblici!" Questa è la politica dell'emergenza delle nostre istituzioni territoriali. Ora, davanti a questo stato di cose io penso che noi dobbiamo dire forte che per il Comune di Roma esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. I primi sono quelli che possono acquistare una casa, o "arrangiarsi" dai parenti, e i secondi sono quelli destinati al barbonaggio. La seconda cosa che dobbiamo dire è che non è vero che a Roma non ci sono case. Ci sono le case di "risulta" quelle degli enti cioè, lasciate libere da precedenti inquilini, o che hanno bisogno di ristrutturazione. Perché il Comune non fa niente? Qualcuno dice che le case di risulta vengono date agli amici degli amici. Io anche lo penso ma le prove non le danno a noi, quindi la polemica sarà basata su un nulla di fatto. Una terza cosa. In altre regioni d'Italia esistono le agenzie degli affitti. Si tratta, per il comune di dare delle garanzie per l'inquilino. In pratica, se il cittadino non paga, pagherà il comune. Gli affitti in questo modo, sono più bassi, perché il proprietario che affitta ha il non piccolo privilegio di pagare pochissime tasse sull'appartamento, e chi entra pagherà di meno. Queste agenzie esistono già in altra parti d'Italia. Ora, io ho già chiesto varie volte un incontro all'assessore all'emergenza abitativa che non mi ha mai ricevuta. Domani come Delegata all'Emergenza abitativa del Municipio, vedrò Corsetti, il Presidente. Spero che almeno il Primo Municipio (che a Roma è una piccola città, tutto il centro, per intenderci) abbia voglia di non voltare la faccia dall'altra parte. Qui non si chiede la luna. Solo di non alimentare il barbonaggio. Per incompetenza, per stupidità, e forse un po' anche per strategie politiche. Le persone deluse, infelici, fanno sempre comodo ai regimi forti.

mercoledì 23 settembre 2009

LA SIGNORA SCARPARO PARLA DEL SESSO DELLA FOLLIA CHE LA CIRCONDA E DELLA LETTERATURA IN OTTO LEZIONI. LA PRIMA: COLIN WILSON

di Angela Scarparo

Ci sono un sacco di matti in questi giorni attorno a me. Matti veri. Una, quella che scrive le lettere. Quella che mi insulta. Mi dà della bagascia. Della troiona di partito. Certe volte si presenta (è un po' che non lo fa, per fortuna), sputa. Poi c'è il figlio di una mia amica. Un rompicoglioni con quella poveretta della madre. Sta tutto il tempo a farsi le canne. No. Ogni tanto va all'università Da al compagno della madre che vive con loro, la colpa di tutto. La madre non ne può più.
Perché ho messo assieme queste due persone in apparenza così distanti? Un' identica voglia di non prendere consapevolezza del proprio stato attraversa le loro vite. Identica la paura di farlo. Identico "il grido" che le accomuna: "Occupatevi di me!", dicono. Identico il fatto di non conoscere limite alle proprie esigenze. "Io ci sono, io esisto. Dovete occuparvi di me!"
La cosa che si nota è una. Si tratta di persone profondamente diverse, (donna/uomo, adulta/ragazzo) ma accomunate dalla voglia di debordare. In modo irresponsabile, come se una forza esterna li trascinasse e loro non potessero farci niente, Voglia di uscire dai confini del quotidiano, e di farlo perché gli altri si accorgano di loro. Entrambi ossessionati dai corpi, questi due personaggi reali tirano continuamente per la "giacchetta" il corpo degli altri, lo invadono, lo tormentano, lo pensano, ne sono comandati.
La domanda. Quanto la sessuofobia per nulla latente nella nostra epoca, e nel nostro paese, in particolare, rende queste persone peggiori di quello che sono? Quanto, i tanto deprecati anni settanta erano capaci di galvanizzare le coscienze, di esorcizzare le paure in tema di sesso? Non c'è tempo per dire attraverso quali analisi, e in che modo, e da chi l'operazione di libertà sia stata condotta. Molti di voi ne saranno a conoscenza. La domanda che voglio fare è un 'altra. Quanto paghiamo oggi, il fatto che il sessantotto sia diventato cadavere in mano a studiosi che usano come lente di ingrandimento proprio la sessuofobia e la paura dei corpi?
Quanto l'indicare nel comportamento sessuale di certi personaggi pubblici tutte le cause del malessere del paese produce questo stato di disturbo mentale diffuso? Per carità Spero di essere l'unica, o una delle poche a poter accomunare in così poco tempo due forme di malessere così legate al sesso negato e al contempo desiderato. Spero che chi mi legge sia più fortunato.
In un bellissimo romanzo del 1963, Il diario sessuale di Gerad Sorme, (Lerici) Colin Wilson, un intellettuale inglese narra le vicende sessuali e non di uno scrittore durante una settimana d'autunno, o poco più. Lo fa in forma autobiografica. Quello che noi leggiamo è un diario. La cosa interessante del libro sta nel modo in cui Wilson tiene continuamente sotto controllo una sola persona: se stesso. La cosa bella e liberatoria del libro, è che delle sue paranoie, reali o immaginarie, Colin non incolpa mai l'esterno, gi altri. L'oggetto principale della sua indagine è lui stesso. Ciò che gli dà piacere, oltre ai gesti sessuali veri e propri è proprio e soltanto questa continua indagine. E sì che di persone buffe e originali, in questo bel libro il protagonista ne incontra tante. Dal "veggente" che usa il suo fascino e la sua teoria sulla "magia del sesso" per scroccare soldi e ottenere sesso dalle belle ragazze in modo facile, alla ragazza "virtuosa" che aspetta che sia lui a chiedergli di fare l'amore, alla donna felice che non a caso di lavoro fa l'appassionata attrice di teatro che in cima ai suoi interessi mette questo, la sua passione personale. Bella la continua inserzione di brani, di tesi, di concetti su cui il protagonista si concentra. Senza fini pedagogici, didattivi, lavorativi. Per il puro piacere di vivere e di pensare. Anche di condannarsi a volte, ma nell'assoluta libertà e nell'incondizionata accettazione di sé.

LA SIGNORA SCARPARO PENSA CHE CHAVEZ SIA UN DITTATORE PER CHI VEDE BERLUSCONI COME UNO STATISTA

sabato 12 settembre 2009

LA SIGNORA SCARPARO VI PRESENTA SALLY




Della e sulla bellezza gli esseri umani hanno trattato a lungo. Quasi sempre considerata una qualità, vede anche un punto di debolezza. Secondo gli antichi il connotato tipico della bellezza è il fatto di essere provvisoria. Partendo da questo assunto risulta ridicolo il modo in sui se ne parla oggi in Italia. A me personalmente fa ridere soprattutto chi considera le 'veline' causa del malcostume e indice di tanti 'vizi' italiani. Non sono che ragazze. Bella ragazze cui andrebbe caso mai insegnato che fra qualche anno dovranno fare i conti con un cambiamento di status. Via la bellezza, via il lavoro, e o la ricerca da parte dei media e anche da parte degli accompagnatori. Invece di considerarle simili al diavolo con le tette, perché non si pensa a loro come a soggetti cui andrebbe insegnato un percorso di 'conoscenza'? Chissà.
Altra cosa, naturalmente da condannarsi, è considerare la bellezza come merce di scambio. Così come è condannarsi il fatto che costituisca o possa costituire elemento discriminante.
Il bel libro di Elizabeth Von Arnim, Vi presento Sally, è indicativo di un atteggiamento davvero femministicamente consapevole, in questo senso. Via qualsiasi moralistica paternale, o maternale, l'autrice narra la storia di una ragazza bellissima. Talmente bella che tocca, prima ai genitori, e poi al marito di nasconderla.
La bellezza come condanna. La bellezza che costringe alla concorrenza con le altre donne. La bellezza che garantisce la ricchezza e quest'ultima che di per sé non assicura la felicità. Luoghi comuni, certo, ma su cui oggi che di bellezza si parla solo in termini di garanzia di successo vale forse la pena di riflettere.
Da parte dell'autrice, nata nei sessanta dell'ottocento e morta negli anni 40, non c'è mai condanna o sprezzo nei confronti di Sally. La condanna è per i genitori e per il marito, che tanto tengono alla bellezza della ragazza da sacrificarla per quello. La paura, da che Sally viene dal mondo si impossessa delle vite dei parenti. La paura che la guardino troppo, che gliela portino via, che abbia un amante. Nel romanzo i movimenti che si succedono per tenere la ragazza lontano da sguardi indiscreti sono fra le cose più divertenti che mi sia capitato di leggere di recente. Lei, la bella Sally non si accorge mai del desiderio, o della paura che suscita. Il libro gradevole e sapiente - ma davvero - è uscito per la Bollati Boringhieri e merita una lettura attenta nonostante, o forse proprio per, la sua comicità.

venerdì 4 settembre 2009

BUONA LETTERATURA, BRUTTE DONNE. MOLTE A DESTRA, TANTE ANCHE A SINISTTRA


Le indulgenze, di Libero Bigiaretti è un libro del 1978. Libero Bigiaretti è uno scrittore nato a Matelica, in provincia di Macerata nel 1906, e vissuto a Roma. La capitale è spesso al centro dei suoi romanzi. Questo Le indulgenze narra la storia di una serata. Davoli, un architetto quarantacinquenne innamorato di una donna, Eva, partecipa all'inaugurazione di una mostra per vederla. Dopo la mostra ci sarà la cena, e dopo la cena, il dopocena, tutti eventi ai quali l'uomo va, sperando di poter stare con lei. La donna, Eva, di mestiere fa tante cose. Compra case malmesse per ristrutturarle, ed affittarle ad amici suoi. Assiste il proprietario della galleria d'arte dove si tiene la mostra. Lo fa in un suo modo particolare. Tiene le file degli affetti degli uomini di cui si circonda. E' quel che si dice una maneggiona. Non solo negli affari. La sensazione dell'architetto è così quella di essere usato. Mentre Eva si sbraccia tra un tavolo e l'altro, sorridente, sempre bella, desiderata e, a suo modo intelligente, lui pensa che l'averlo coinvolto in quella serata faccia parte del progetto di lei di farsi aiutare. Lui ha infatti assistito a un colloquio di lei con uno speculatore immobiliare. Lei deve comprare una casetta a Trastevere e ha bisogno di qualcuno che l'aiuti ad arredarla. Tutte le volte che restano soli lui prova a baciarla, a parlare di loro. Lei non dice no, ma neanche sì, lo lascia in sospeso, pensa lui, speculando sul suo sentimento. Un amore che, nonostante tutto ciò che lui sente di volgare, eccessivo, ingiusto, disordinato attorno a lui, in Roma, per causa di Roma, per come è fatta questa benedetta città, e a causa di lei, di Eva, ingiusta e disordinata come la città in cui vive, il Davoli sente forte. Un amore.
"In quei momenti, mentre attraversavamo velocemente una Roma bagnata, deserta quasi, col cielo turbato da tuoni lontani, io godetti, per così dire, del privilegio di poter assistere al formarsi, per accumulazione, per per stratificazione, di un sentimento d'amore autentico; e quasi ne ero contento; era un vero sentimento: uno struggimento, alla lettera, un colare e disfarsi del mio essere che riempiva tutti i vuoti, che li raggiungeva uno per uno, come una colata di cemento nella forma: molto meglio del nevrastenico saltellare qua e là, da sì a no, da forse a chissà dei giorni scorsi".
E' secondo me, questo, uno dei brani più belli della letteratura italiana del novecento italiano, che parli d'amore. Questa materialità. La scelta di far somigliare l'amore al cemento fresco, che tutto invade. Una sorta di speculazione immobiliare dell'anima e del corpo. Una descrizione che partendo da un dato di materia riesce a descriverci un'emozione. In modo così forte.
C'è Eva, dunque. Che non prova alcuna emozione, o almeno così sembra. Che è scaltra, furba, determinata, e ripeto assolutamente calcolatrice. Non che non sia realistico, non che non sia possibile, un figura di donna così. Però. Che brutta donna. Perché l'autore sente il bisogno di descriverla così? Non è un'accusa di misoginia a Bigiaretti questa. Non c'entra niente. C'è invece una, più domande, che voglio farmi. Perché Eva, ne Le indulgenze di Libero Bigiaretti, è così? Colpa del patriarcato che nel 1978,anno in cui il romanzo è uscito, sta per cedere alcune delle sue torrette ma è ancora ben sicuro di sé come struttura nella società? Colpa del modello di donna, che tutte le donne italiane in quel momento subiscono? Quanto le donne contribuiscono a tenere in piedi un modello in cui la loro libertà ha sempre bisogno dell'aiuto dell'uomo? Quanto la concorrenza fra le donne è la fonte, nella società, in quella Roma, ma anche nella nostra, di un personaggio come Eva? Quanto la mentalità dei romanzi fa, contribuisce a fare la mentalità di una società? Perché oltre a Eva anche Gina, e la Guarnieri, e la ex moglie Giulia, altre donne di questo romanzo, sono abbastanza brutte, nel loro modo di essere, di pensare, di agire? Mosse da sentimenti meschini o patetici? D'accordo, tutta la Roma descritta in questo bel romanzo, Le indulgenze, come dicevo prima è costellata di esseri patetici, esagerati, ridicoli, grotteschi. Ma negli uomini, qualcuno che si salva c'è. L'amico del protagonista, per esempio. Mario Simoni. Quello che Davoli definisce "la perla rara". Anche lui architetto, è saggio, responsabile, forse non bello, mai sbruffone, ha una forte personalità, ma è sprecato per Roma. Perché, in generale, le donne dei romanzi, spesso belli, anche se dimenticati, italiani del novecento sono quasi sempre così meschine, avide, calcolatrici, esagerate, perse, disturbate? Colpa degli uomini? Colpa delle donne, colpa della letteratura? Prima di scegliere converrà leggere, ascoltare, riflettere. Perché molta della nostra storia recente è spesso scritta in quei romanzi. Introvabili sul mercato. Ahimè.
Dire che è un peccato che un romanzo sia dimenticato è cosa che va spiegata. Un romanzo può essere dimenticato per tanti motivi. Compreso il fatto che si tratti di un romanzo brutto. In questo caso, il dispiacere che un libro così non circoli più viene da un fatto preciso. La mentalità che c'è alla base di certi romanzi italiani che descrivono la realtà, quello che succede in quegli anni, e di questo romanzo in particolare, pieno di intellettuali di sinistra, di galleristi mancati, di artiste per forza, persiste nella nostra Italia. A destra, come purtroppo anche in molte comunità di sinistra. Converrebbe rifletterci per capirci qualcosa di più.

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