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lunedì 5 dicembre 2011

Pornografie





Parliamoci chiaro. Siamo un paese pornografico. Se infatti con pornografia si intenda quel fenomeno che attraverso la mimesi di un atto e la sua riproduzione seriale, induca lo spettatore a provare determinate sensazioni, non possiamo che ritrovarci in pieno nella definizione. Certo, cambiano le coordinate, come cambia il set. Berlusconi voleva farci ridere.  Il set costruito dal Premier era ricco e pomposo. La trama prevedeva per il giorno riunioni a Palazzo Grazioli con donne ultravestite e ultrapittate, e per la notte, prima il trenino, poi il bunga bunga. I bagni in oro erano parte del set. Il popolo, volendo, libero dai giudici bacchettoni, era libero di imitare.  "Non vedete che i ristoranti sono pieni?", "Non vedete che siamo un paese pieno di belle donne?", chiedeva il Premier, invitando alla risata. "Se non sapete ridere la colpa è vostra!" era il sottotitolo (per non udenti) del film.  E in molti per un po' hanno riso alle sue barzellette. Per ammettere tutti, che la realtà, pornograficamente, ricalcava la  parodia di quel film con Giancalo Giannini, Sesso Matto (di Dino Risi) abbiamo avuto bisogno di  20 anni. Ora è il contrario. Questo governo, ha costruito un set, e addobbato la casa e gli attori in modo da indurci al pianto. Il modello di riferimento è diventato Matarazzo. E in quesi giorni, si è raggiunto il climax della sceneggiatura.  Catene, il film-principe  del ciclo è  diventato il nostro modello di riferimento. "Piangere per esistere", deve essere il nostro motto. Matarazzo è un regista famoso per la capacità che aveva di indurre alle lacrime gli spettatori. Torniamo alla sceneggiatura che è lunga e pomposetta anche se non si direbbe. Monti si spoglia dello stipendio, e lo regala allo Stato, cioè a noi, che siamo un po' come parte della sua famiglia. E lo fa chiamando i giornali a testimoniare e a diffondere il suo gesto.  La ministra piange, e si asciuga gli occhi col ditino, tutto pensando a noi. Si era incominciato coi due sposi vecchi che vanno a messa, e quando la moglie Elsa viene a vedere parlare il marito a Montecitorio porta con sé i sobrissimi figli. Chiesa, Montecitorio, Casa come Istituzione, Istituzione come Casa. Quello è il set.


Poi c'è linguaggio. Ci sono delle parole che loro usano, e che andrebbero riconsiderate.
Riservatezza : che caspita me ne frega a me dove mette il suo stipendio il Premier? Sono fatti suoi. Perché dice ai giornali che lo dà allo stato? Per quanto mi riguarda, deve fare una legge, un decreto, un provvedimento dove ci sia scritto che non taglia le pensioni.  A me nessuno mi sta regalando niente. Così come gli chiedo di non tagliare le pensioni, non voglio che mi regali i soldi suoi. Se vuole cedere i soldi suoi allo stato, lo faccia. Se sono suoi se li tenga. Ma senza dire che li regala a noi. E' così complicato, minchia?
Senso della dignità : perché non va in Chiesa quando nessuno lo vede? Che cosa è tutto questo sfruttamento dell'immagine di Dio?.
Diritti: i nostri, quando si comincerà  a capire, lì nel Governo, da noi pagato, che non devono essere i giudici a provvedere allo stato sociale? Questione casa, per esempio. Non devono essere i giudici, a lasciare le persone nelle case quando queste non ce le abbiano in proprietà. Devono essere  le istituzioni a fare dei piani adeguati, e loro, solo loro dovrebbero essere deputate ad assegnarle, le case. Difficile? Minchia!, Non mi pare.
Senso della privacy: cara ministra Fornero, Freud è già passato da un pezzo e se è per questo anche Foucault, se lei è stressata faccia un salto dall'analista invece di piangere davanti alla telecamera, per favore, e non la prenda come un'aggressione,  lei è vicepresidenta di una grande banca non l'attrice di Matarazzo, minchia!). 
Tutte queste parole, quando caspita saranno usate non a sproposito, in questo paese, e soprattutto quando verranno praticate?
Quando ci sarà qualcuno che governerà dicendo, anzi proclamando il principio che ogni persona che nasce in questo paese ha diritto a una casa sicura, a un reddito sicuro, non a regali o a tagli, di persone col cuore in mano?  Senza spettacolini di sorta a condire i diritti, per favore.  Quando? Quando ci sarà qualcuno che capirà che non è fare un torto alla Casa dei Ricchi sottrargli una parte del patrimonio, quando? Ho detto casa, non casta, la Casa dei Ricchi che pensa e immagina noi terribilmente interessati alle sue vicende, e invece non è così. Non ce ne frega un cazzo, né di quello che fanno i ricchi e manco del Grande Fratello. Le redistribuzioni devono esserci per un principio di equiltà, proclamato dalla Costituzione). Quando ci sarà qualcuno che dal Governo griderà e praticherà il principio che "Non è un'offesa ai signori Marchionne chiedere loro di rispettare le leggi?" Quando, nel Governo ci sarà sarà qualcuno che dirà ai ricchi, "Guarda che uno come Olivetti (non Lenin) era ricco come te ma credeva alla possibilità di realizzare una società più giusta e non la metteva in termini di odio di classe, ma di comunità, dignità, e di rispetto per l'altro?".
In Russia con le recenti elezioni, i comunisti hanno preso il 19, 8 per cento. Sono molto contenta.  Sono contenta perché in discussioni periodiche che faccio con cameriere, badanti, donne delle pulizie  (magari laureate, ma che questi mestieri fanno per sopravvivere) la cosa che mi sento dire più spesso è : "Con i comunisti uno aveva una casa, non mancava il cibo, i bambini andavano all'asilo, e gli anziani non erano sbattuti di qua e di là!". C'era poca libertà? Questo è vero. E questo è il motivo per cui queste donne sono venute via da lì. Ma ora che le libertà sono state riconquistate dal popolo, ora che si può votare, anzi, ora che il mercato ha regalato a ciascuno di noi la sua particolare e propria libertà, concediamo al popolo russo la possibilità di tornare ad avere quello che anche noi segretamente ma mica tanto, sognamo. Quelli che sono diritti di tutti gli uomini e le donne. Un tetto sopra la testa, la possibiltà di farsi un'istruzione, la possibilità per ciascuno di noi di scegliere da soli e da sole, se stare sul set di un un film pornografico, o dentro la trama di un film magari più pacato, ma più vicino a quelli che sono i nostri desideri.

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