"Per carità non facciamone un problema di sigle!", dice qualcuno. Mi riferisco al signore fiorentino che prende la pistola dopo un diverbio con l'ambulante sotto casa, uccide due uomini, uno lo ferisce, poi rivolge l'arma verso di sé e si uccide.
Sono gli esseri umani, bellezza. Non lo insegnava forse già la tragedia greca, che significa esistere e che peso comporti? Non ce lo ricordiamo Achille che scambia le mucche per nemici e si mette a dare mazzate? E' la follia. Che ogni tanto qualcuno prenda la pistola è spari perché si vede come Napoleone e invece a un certo punto della sua vita scopre che pure il venditore ambulante sotto casa se lo scaca di brutto, è uno dei fenomeni legati al fatto di esistere. Così dicono tanti. E un fondamento in questo ragionamento c'è, certo.
Poi però, a essere seri ti accorgi che è assurdo uccidere per un diverbio, se vivi che in un'epoca in cui un aereo per Malaga o per Madrid costa 32 euro, il prezzo di un pranzo economico. Voglio dire, non è solo il diverbio, qui in ballo. E neanche la follia. C'è qualcosa di più. Vediamo. "Il capitalismo!", dice allora qualche altro. L'alienazione. Certo, il capitalismo si presenta come quella forma produttiva che per sopravvivere deve continuamente inventare nuovi desideri e nuovi bisogni. Cosi che, laddove tu abbia appena comperato una macchina, ci sarà sempre qualcuno che te ne proporrà una migliore della tua. Ci sarà sempre qualcuno che frusterà le tue aspettative e i tuoi bisogni per indurtene altri. L'alienazione. Il fenomeno per cui esiste uno iato fra la tua esperienza quotidiana e la consapevolezza che hai di tale esperienza. Evidentemente il signore che a Firenze ha ucciso due persone senegalesi e ne ha ferita una, di consapevolezza non doveva averne tanta. Così viene da dire. Era un alienato. E ritorniamo quindi a una qualche forma di giustificazione.
Invece a me pare una cosa. L'alienazione c'è. La follia c'è. Ma in Italia, in questo momento, sull'alienazione delle persone e sulle loro psicosi c'è che ci specula. Sono culture regressive. Culture che non si rassegnano a morire. Culture come il fascismo, che per il fatto di essere negative, di avere cioè come obiettivo l'eliminazione di altri esseri umani, sono state un po' messe al bando dalle culture capitalistiche che, proprio in quanto tali hanno bisogno di avere davanti uomini e donne in carne e ossa. Se no come consumi? Invece, come quei guerrieri che se ne andavano in giro con la testa del nemico impalato, ed erano orgogliosi, i fascisti pensano di aver diritto di esistenza. Ma dove? Ma perché? Ma chi lo dice? Il fascismo. La legge in Italia lo punisce. In Italia ci sono tanti democratici finti che lo difendono. Che cosa è oggi? Roba da reduci. Roba da incazzati. Roba da gente che vuole fare l'originale. Veniamo al punto. Si dice che il signore che ha ucciso i due senegalesi e ferito il terzo fosse un frequentatore di Casa Pound. Cosa è Casa Pound? Un posto dove il fascismo è di casa. Come cultura dico. Dove Junger, Pound, Mussolini, Celine sono considerati personcine di tutto rispetto. Personalmente penso che Celine e Pound, come anche Junger non fossero uomini stupidi, e che proprio per questo ci sia tutta una parte della loro produzione che vada condannata. Perché? Per il motivo che scrivevo all'inizio di questo post. Perché il fascismo, dice Agnes Heller con soprendente efficacia, vuole che una parte dell'umanità vada soppressa. E nei libri di Celine, come in quelli di Pound questa roba la trovi scritta. Qualche mese fa c'era chi per originalità, chi perché ci crede, chi per debolezza, diceva che con quelli di Casa Pound ci si deve dialogare. Io penso di no. Penso che ai signori e alle signore che studiano per fascisti vadano imposti periodici periodi di disintossicazione, da impiegare magari nel giardinaggio. Perché, si può dire quel che si vuole. Si può dire, come dicono i revisionisti, "in Italia ha vinto una parte del popolo, quella Resistente, ma se vinceva l'altra era uguale", che è una fesseria. Si può dire "giovani erano i repubblichini e giovani erano i partigiani!" Ma se oggi siamo vivi e vitali (certo, per dar da mangiare al capitalismo, lo ripeto, ma questa è un'altra cosa) è grazie a chi nella prima metà del novecento ha combattuto ed è morto, per insopportabilità del fascismo. Proprio come i due senegalesi. Che evidentemente hanno trattato alla pari il fascista nel loro diverbio. E gli hanno risposto. Non immaginando evidentemente che quello andasse a casa a prendere la pistola. Un diverbio con un senegalese diventa l'occasione per far vedere come si sia capaci di cercare la bella morte. Per un fascista che si suicida (pensando, forse sbagliando, che quelli di Casa Pound poi gli faranno l'applauso, ma il brodo di coltura quello è), o che vive, ci sono sempre due senegalesi (o due Resistenti) morti.
mercoledì 14 dicembre 2011
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